| IL PAESAGGIO SONORO |
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E’ il canto dei bambini, il passaggio delle automobili, il fragore di una saracinesca, il ronzio continuo delle centrali elettriche, dei fili dell’alta tensione. E’ il canto degli uccelli, è lo scoppiettio di un motorino smarmittato, una frenata sull’asfalto, le voci del televisore. Sono le note che Luigi Russolo nel 1914 volle imitare costruendo lo strano strumento futurista chiamato Intona rumori. E’ il Paesaggio sonoro. Trascurato dagli osservatori che si concentrarono a registrare con disegni e pitture il paesaggio visivo, il paesaggio sonoro è stato oggetto dell’analisi dei musicisti che, con un linguaggio di note hanno provato a replicarlo in opere come Le quattro stagioni di A. Vivaldi o I pini di Roma di O. Respighi. Meno osservato del paesaggio visivo, il paesaggio sonoro sta, tuttavia, acquisendo sempre più importanza agli occhi… pardon orecchie di studiosi dell’habitat, medici, sociologi, musicisti, letterati. Murray Shaffer fu il primo che negli anni ’70 iniziò ad occuparsi in modo scientifico di questa materia affascinante e mutevole, di questo materiale impalpabile al quale è affidata gran parte della nostra salute. Come la sopravvivenze di alcune piante è affidata al canto di uccelli così il nostro equilibrio psichico è affidato alla percezione sonora. Il rumore, forse perché più evocativo, è più spaventoso di qualsiasi immagine. Il rumore è ed è stato utilizzato in guerra, in politica (megafoni, campane, televisione e radio) per amplificare la voce del più forte. Oggi viviamo immersi in un brodo di rumori, nel quale le nostre orecchie e la nostra sensibilità sebbene apparentemente assuefatte, sopravvivono tumefatte. Conoscere e tutelare il paesaggio sonoro è tutelare salute, arte, storia. |